Nessun uomo è un’isola

No man is an island, entire of itself; every man is a piece of the continent, a part of the main. If a clod be washed away by the sea, Europe is the less, as well as if a promontory were, as well as if a manor of thy friend’s or of thine own were: any man’s death diminishes me, because I am involved in mankind, and therefore never send to know for whom the bell tolls; it tolls for thee.

Nessun uomo è un’isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata dall’onda del mare, l’Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.

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Questioni di senso

Il concetto di sensemaking è importante […] perché sottolinea l’invenzione che precede l’interpretazione; […] parlare di sensemaking significa parlare della realtà come di una realizzazione continua che prende forma quando le persone danno senso retrospettivamente alle situazioni in cui si trovano e alle loro creazioni.

Tra le molte definizioni di sensemaking ricordiamo:

L’interazione reciproca tra la ricerca di informazioni, l’attribuzione di significati e l’azione.
[Thomas, Clark, Gioia, 1993]

I processi attraverso i quali  i membri di un’organizzazione attribuiscono significato agli eventi che “includono quegli standard e regole per percepire, interpretare, credere e agire, che sono tipicamente usati in un dato scenario culturale”.
[Sackman, 1991]

Un processo interpretativo necessario perché i membri dell’organizzazione comprendano e condividano le idee riguardanti certe caratteristiche dell’organizzazione, quali: di che cosa si occupa, che cosa sa fare bene e che cosa male, quali problema affronta e come dovrebbe risolverli.
[Feldman, 1989]

Inventori di senso

Cosa vuol dire creare senso?
Chi sono gli inventori di senso?
E perché sono importanti?

Costruire Significati

Il sensemaking comporta un collocare gli stimoli entro un certo tipo di cornice. Quando si inseriscono gli stimoli dentro le cornici, diventa possibile afferrare, comprendere, spiegare, attribuire, estrapolare e predire.
[
Starbuck e Milliken, 1988]

Le persone usano la strategia come una cornice che implica l’ottenimento, la produzione, la sintesi, la manipolazone e la diffusione dell’informazione in modo da dare significato, scopo e direzione all’organizzazione.
[
Westley, 1990]

La costruzione di significato può essere vista come un ciclo ricorrente costituito da una sequenza di eventi che hanno luogo nel tempo. Il ciclo ha inizio quando gli individui formulano anticipazioni e presupposizioni inconsce e consce, che servono come previsioni riguardanti gli eventi futuri. Successivamente, gli individui sperimentano eventi che possono essere discrepanti rispetto alle previsioni. Gli eventi discrepanti, o sorprese, innescano il bisogno di dare spiegazioni o una rilettura a posteriori, e contemporaneamente di un processo che elabori interpretazioni delle discrepanze. Alle sorprese viene attribuita un’interpretazione, o un significato. […] È cruciale notare che il significato attribuito alla sorpresa è il risultato di un processo di sensemaking, e non sorge simultaneamente alla percezione o alla rilevazione di differenze.
[
Meryl Louis, 1980]

Il leader è qualcuno che altera o guida il modo in cui i suoi seguaci pensano il mondo dando ad esso un volto ineluttabile. Un leader sul lavoro è qualcuno che dà agli altri un senso diverso del significato di quello che fanno ricreandolo in una forma diversa, un volto diverso, nella stessa maniera in cui un pittore o scultore o poeta che fa scuola fornisce ai suoi seguaci un modo diverso di vedere e quindi di dire e di fare e di conoscere nel mondo. Un leader non dice le cose come stanno, le dice come potrebbero essere, dando da quel momento in poi a ciò che è un volto diverso. […] Il leader è un fornitore di senso. Il leader incarna sempre le possibilità di sfuggire a quello che potrebbe altrimenti apparirci incomprensibile, o a quello che potrebbe altrimenti apparirci un mondo caotico, indifferente o incorreggibile – un mondo sul quale non abbiamo alcun controllo definitivo.
[Thayer, 1988]

Le 7 Proprietà del Sensemaking

Weick individua sette proprietà fondamentali del sensemaking che definisce come un processo:

1. fondato sulla costruzione dell’identità;
2. retrospettivo;
3. istitutivo di ambienti sensati;
4. sociale;
5. continuo;
6. centrato su (e da) informazioni selezionate;
7. guidato dalla plausibilità più che dall’accuratezza.

Identità

Il sensemaking è un processo soggettivo.
In ogni situazione il soggetto tende a riconoscersi in relazione a ciò che vive, ai processi di interazione che stabilisce.
Una stessa persona assume caratteri diversi in circostanze differenti (ad esempio l’identità assunta sul posto di lavoro può differire da quella assunta nelle relazioni familiari) e questo influenza il modo in cui egli percepisce ed interpreta il mondo, le cose e gli eventi rispetto alla propria concezione del sè, alla situazione e al contesto.
L’individuo ha bisogno di mantenere il suo senso di identità fuori e dentro l’organizzazione; ad ogni cambiamento corrisponde un disagio al quale egli risponde attraverso la ridefinizione del sè.

Retrospezione

Si può comprendere fino in fondo solo ciò che è già avvenuto.
Una persona può sapere quello che fa solo dopo che è stato fatto e può osservare realmente solo ciò che esiste.
La retrospezione è un elemento distintivo e l’esperienza aiuta a dare significato al presente.
Il problema è che le esperienze passate sono diverse e dunque si genera confusione.
I significati sono molteplici e quindi difficilmente controllabili.
Le persone hanno bisogno di attribuire senso, di capire cosa è successo, comprendere le scelte, creare ordine e chiarezza attivando comportamenti coerenti.

Enactment

Gli individui costruiscono ambienti adeguati alle loro aspettative e si integrano ad essi.
Le azioni che le persone compiono sono connesse alle interpretazioni che esse hanno della realtà, in tal modo esse creano il proprio ambiente attribuendovi significati di volta in volta diversi.
L’enactment può essere rappresentato come una focalizzazione di esperienze mediata dagli schemi mentali dell’individuo.

Spesso però le persone sono solite confermare i propri schemi anzichè cercare attivamente di smentirli.
Anche quando le persone sono disponibili a costruire un nuovo schema, ogni volta che si trovano di fronte a situazioni ambigue difficilmente interpretabili devono necessariamente ricorrere a qualcosa con cui iniziare.
Tale processo determina una serie di autolimitazioni che derivano dagli schemi mentali personali.

Sociale

L’interazione è un aspetto fondamentale del processo di sensemaking in quanto contribuisce alla produzione collettiva del senso e della realtà.
In un ambiente dove non si crea interazione, dove l’incertezza è dominante, è difficile creare senso.

Informazioni Selezionate


La selezione è il processo organizzativo che, analizzati i dati ambientali e considerate le interpretazioni che hanno funzionato in passato, costituisce le linee guida per il processo decisionale attraverso cicli concatenati.
Detto in altri termini gli individui sono portati ad assemblare serie di informazioni e a fare proprie quelle che hanno già funzionato in altre occasioni, con effetti  sicuramente positivi nelle fasi stabili e di crescita, più controversi se c’è bisogno di innovazione e cambiamento.

Continuo

Il sensemaking è un processo che non ha né un inizio chiaro né una fine definita, ma è un insieme di flussi continui, di sorprese e di emozioni.
Le emozioni sono sentimenti soggettivi. Possono essere considerate positive quando si verifica qualcosa di inatteso che risulta essere piacevole o quando non si verifica qualcosa di spiacevole che era atteso, negative nelle situazioni opposte.
Le emozioni incidono sui flussi interrompendoli e provocando ciò che Weick chiama arousal.

Weick definisce il concetto di arousal per descrivere l’interruzione dei flussi cognitivi e/o di esperienza provocata dalle emozioni.
Le emozioni negative determinano un aumento dell’arousal, attivano un processo che porta l’individuo a focalizzare l’attenzione sugli aspetti che ritiene importanti tralasciando tutti gli altri e il risultato è tanto più perverso quando più le informazioni che sono trascurate sono rilevanti.
In definitiva l’arousal assorbe attenzione, riduce il numero di informazioni che possono essere rappresentate ed elaborate, rende più difficile il processo di sensemaking.

Plausibilità più che accuratezza


Coerenza e ragionevolezza possono incoraggiare l’azione mentre l’accuratezza non è necessaria e forse nemmeno possibile da raggiungere a causa dei limiti cognitivi degli individui.
Gli individui hanno bisogno di attribuire una spiegazione plausibile alla decisione assunta.
Le credenze e le ideologie influenzano sia il modo in cui gli eventi si realizzano e sia il modo in cui questi vengono visti dato che nell’ambito del processo di sensemaking «credere è vedere».
Il sensemaking investe dunque i resoconti socialmente accettabili e credibili.

Racconta la tua riunione

Giocare è facile. Descrivi, commenta, analizza, racconta una riunione fatta con gli amici, in famiglia, sul lavoro, alla luce delle 7 caratteristiche del sensemaking.
Non ci sono limiti, né di spazio (da 1 riga a 1 milione) e né di tempo. E puoi tornarci su tutte le volte che vuoi.

Varchetta, introduzione a Weick

Nel teatro narrativo di Weick, un suo personaggio, l’arbitro, sottolinea, riferendosi alle regole del gioco, che “non sono nulla sino a che io non le chiamo”. Così dicendo non indica una sua posizione di potere, quanto una sua posizione di responsabilità nei confronti di una realtà che ha contribuito a creare e di cui può/deve rispondere. Sono infatti le nostre azioni che fanno la differenza (xii).

Le persone istituiscono i loro ambienti nel senso che “costruiscono, resistemano, individuano e demoliscono molti aspetti oggettivi dell’ambiente che li circonda […] inseriscono tracce di ordine e letteralmente creano le loro limitazioni”. In questa prospettiva egli ci invita a pensare all’organizzazione come realtà condizionabile e all’idea di fondo che appartiene al grande movimento della seconda cibernetica, idea per la quale in qualche modo il possibile nell’esperienza organizzativa preceda il reale (xii).

Weick indica nell’ambiguità connessa all’esperienza organizzativa contemporanea il passaggio dalla verità al senso della verità, come cioé l’organizzazione si origini solo come risultato di processi conversazionali e di apprendimento reciproco dei soggetti umani […]. In questo senso, ammonisce Weick, non ci sono organizzazioni vere, ma gruppi di donne e uomini che si sono incontrati e conversando sono stati capaci di mettere e tenere assieme, sulla base di un incontro vero, un loro linguaggio vero (xii-xiii).

L’ambiguità non è un accessorio dell’organizzazione, da trattare come spurio ed eventuale, ma è una proprietà emergente dell’organizzazione: l’organizzazione nasce dove l’ambiguità si esprime (xiii-xiv).

Siamo costruttori di senso perché letteralmente “sentiamo il mondo” e costruiamo significati perché ci accoppiamo strutturalmente con i segni del mondo mediante il processo di simbolizzazione (xv).

Il sensemaking, secondo Weick, è l’area di intersoggettività relazionale prodotta dal continuo oscillare e trascorrere da una zona “asemantica” di indeterminatezza, a una zona – attraverso l’ambiguità dell’azione- di riflessività scambievole, nella quale si producono significati e si esprimono immagini e concetti, che contribuiscono a creare l’in-comune (xv).

Nel sensemaking proposto da Weick v’è tutta ancora l’ambiguità dell’agire umano, capace di accogliere sia l’oggettività simbolica del significato, che la non oggettività diffusiva del senso […] (xv).

L’organizzazione appare un territorio di contatto e di movimento continuo, nel quale gli incontri avvengono come condizione di integrazione e nel quale la precarietà e l’incompletezza sono garanzia di un processo emergente e ricorsivo, senza il quale l’organizzazione stessa non può apprendere e cambiare (xvi).

“Intraprendere un processo di sensemaking significa costruire, filtrare, incorniciare, creare la fattualità e trasformare il soggettivo in qualcosa di più tangibile; la relatà dell’organizzazione appare in ogni caso come una realizzazione continua che si struttura tutte le volte che gli attori umani danno senso retrospettivamente alle situazioni in cui si trovano e alle loro creazioni” (xvi).

Weick sostiene che l’arricchimento della nostra esperienza personale – e in questa colloca anche quella organizzativa – dipenderà in sensibile misura dalle parole scelte e utilizzate per uncinare tale esperienza (xix).

Musil: “Il significato riunisce in sé la verità che possiamo riconoscere in esso con le qualità del sentimento che hanno la nostra fiducia, per giungere a qualcosa di nuovo, a una comprensione, ma anche a una decisione, a un persistere sempre rinvigorito, a qualcosa che ha un contenuto psichico e spirituale e ‘pretende’ da noi e da altri un comportamento” (xxi).

Secondo Weick “il concetto di sensemaking è importante […] perché sottolinea l’invenzione che precede l’interpretazione; […] parlare di sensemaking significa parlare della realtà come una realizzazione continua che prende forma quando le persone danno senso retrospettivamente alle situazioni in cui si trovano e alle loro creazioni” (xxi).